25) Durkheim. Perch la sociologia  utile.
Secondo il sociologo positivista mile Durkheim dobbiamo passare
dallo stato attuale, in cui domina l'uso disinvolto di termini
imprecisi e confusi, allo stadio scientifico, cio alla
sociologia, la quale non accetta schemi precostituiti e si affida
incondizionatamente al dato d'esperienza.
. Durkheim, Le regole del metodo sociologico.

Allo stato attuale delle nostre conoscenze non sappiamo con
certezza che cosa siano lo stato, la sovranit, la libert
politica, la democrazia, il socialismo, il comunismo eccetera: il
metodo vorrebbe quindi che si proibisse l'uso di questi concetti,
fino a quando non siano stati costruiti scientificamente. E
tuttavia i termini che li esprimono tornano incessantemente nelle
discussioni dei sociologi. Ci si serve di essi correntemente e con
disinvoltura, come se corrispondessero a cose ben note e definite,
mentre risvegliano in noi solamente nozioni confuse, mescolanze
indistinte di impressioni vaghe, di pregiudizi e di passioni. Oggi
ridiamo dei singolari ragionamenti che i medici del Medioevo
costruivano con le nozioni di caldo e di freddo, di umido e di
secco, e cos via; e non ci accorgiamo che continuiamo ad
applicare lo stesso metodo all'ordine dei fenomeni che meno di
ogni altro lo comporta, a causa della sua estrema complessit.
Nei settori specifici della sociologia questo carattere ideologico
 ancora pi accusato.
[...].
Tuttavia i fenomeni sociali sono cose e devono venire trattati
come cose. Per dimostrare questa proposizione non  necessario
filosofare sulla loro natura, n discutere le analogie che
presentano con i fenomeni dei domini inferiori; basta constatare
che sono l'unico datum offerto al sociologo. E' una cosa tutto ci
che  dato, tutto ci che si offre o che si impone
all'osservazione. Considerare i fenomeni come cose significa
considerarli in qualit di data che costituiscono il punto di
partenza della scienza: i fenomeni sociali presentano
incontestabilmente questo carattere. A noi non  data l'idea che
gli uomini si fanno del valore, perch essa  inaccessibile; ma ci
sono dati i valori che si scambiano realmente nel corso delle
relazioni economiche. Non ci  data questa o quella concezione
dell'idea morale; ma ci  dato l'insieme delle regole che
determinano effettivamente la condotta. Non ci  data l'idea
dell'utile o della ricchezza; ma ci  data la molteplicit
dell'organizzazione economica. E' possibile che la vita sociale
sia soltanto lo sviluppo di certe nozioni; ma - anche supponendo
che ci sia vero - tali nozioni non sono date immediatamente. Non
possiamo quindi attingerle direttamente, ma soltanto mediante la
realt fenomenica che le esprime. Non sappiamo a priori quali idee
si trovano all'origine delle diverse correnti tra cui si divide la
vita sociale, e neppure se ve ne siano; soltanto dopo essere
risaliti fino alle loro fonti sapremo da dove provengono.
E' necessario quindi considerare i fenomeni sociali in se stessi,
distaccati dai soggetti coscienti che se li rappresentano; 
necessario studiarli dal di fuori come cose esterne dato che si
presentano a noi in questa veste. Se questa esteriorit  soltanto
apparente, l'illusione si dissiper col progredire della scienza e
vedremo l'esterno - per cos dire - interiorizzarsi. Ma la
soluzione non pu essere presupposta; e anche se, alla fine, i
fenomeni sociali non avessero tutti i caratteri intrinseci della
cosa, bisogna cominciare considerandoli come se li avessero.
Questa regola si applica all'intera realt sociale, senza alcuna
eccezione: perfino i fenomeni che sembrano maggiormente consistere
in assetti artificiali devono venire considerati da questo punto
di vista.

F. Tonon, Auguste Comte e il problema storico-politico nel
pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1975, pagine 341-345.
